In 3 anni abbiamo ridotto la spesa pubblica di 80 milioni. La Toscana è una regione con i conti in regola, lo dice il ministero delle finanze che ci premia con 2,7 milioni di euro.  Avanti così, ma non rinunceremo al welfare

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In Toscana i conti sono a posto. Da tempo lavoriamo sulla revisione della spesa con l’obiettivo di liberare risorse da reinvestire per il mantenimento e il potenziamento dei servizi: dal trasporto pubblico alla scuola, dagli interventi a favore dell’economia e del lavoro alle politiche sociali fino ai servizi sanitari.

Nel corso degli ultimi 3 anni  abbiamo ridotto di ben 80 milioni le spese di funzionamento. Una riduzione ottenuta grazie ai risparmi sul personale con il blocco del turn over, una drastica riduzione di consulenze e collaborazioni, la riduzione di enti e indennità ai membri dei Cda, la centralizzazione degli acquisti, la riorganizzazione delle sedi con un risparmio sugli affitti di 3 milioni.

La conferma della buona gestione arriva dallo stesso ministero delle finanze che ha indicato 5 regioni italiane, e tra queste la Toscana (insieme a Lombardia, Veneto, Luguria ed Emilia), con il più basso rapporto tra spesa per il personale e spesa corrente e per questo ci riconoscerà una premialità di 2,7 milioni. Finalmente un segnale positivo per le regioni virtuose, con un significativo riconoscimento agli sforzi fatti che, oltre a farci molto piacere, ci aiuta anche a far quadrare i conti.

Ovviamente siamo disponibili a proseguire questo lavoro sulla revisione della spesa, verificando il bilancio voce per voce. Sapendo che tagliare la spesa pubblica si può fare, ma solo fino a un certo punto. Ad esempio il trasporto pubblico andrà pure finanziato, altrimenti si fermano bus e treni. Lo stesso vale per  tutti gli altri servizi. L’unica alternativa parrebbe quella di ridurli, ma questa non è la nostra volontà.

La Toscana non può e non vuole rinunciare al proprio welfare.

Trovo poi sbagliato, da tutti i punti di vista, presentare le Regioni come se fossero tutte “sprecone”. Non è così e lo dimostrano i fatti.  Ci sono differenze profonde, tra Regione e Regione: l’assemblea regionale siciliana costa 175milioni, sei volte più di quella Toscana; la Sicilia ha 20mila dipendenti mentre la Toscana 2.854.

Detto questo, ritengo che tutti, nessuno escluso, né al centro né in periferia, abbiamo bisogno di passare in rassegna i conti, di eliminare gli sprechi. Regioni ed enti locali sono quelli che hanno contribuito di più  al risanamento. Per esempio sui ministeri e sulle strutture centrali si è tagliato molto meno che alle regioni.

Tutto ciò dimostra che i tagli lineari sono sbagliati, non incentivano l’efficienza. Anzi le penalizzano.  

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