La spending review del governo farà salire le tasse e crollare i servizi. Basta con i tagli allo stato sociale, le alternative ci sono. Vi spiego quali in questa intervista uscita oggi sull’Unità

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Così aumentano i tributi
e crollano i servizi pubblici

L’Unità 28/7/2012 (Tullia Fabiani)

«La spending review così formulata otterrà scarsissimi risultati, tra i quali sicuramente l’aumento della pressione fiscale a livello periferico e il collasso dei servizi».

Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, è convinto che il provvedimento del governo abbia poco a che vedere con una revisione oculata della spesa pubblica. E molto invece con i tagli lineari.

Cosa non funziona nel provvedimento del governo?

«È stato fatto un ragionamento astratto e infondato sugli enti locali. Si dice: tu puoi risparmiare questo e io questo ti taglio. Noi non ci vogliamo sottrarre a un ragionamento sui costi standard, ma serve un monitoraggio attento delle spese. È importante fissare degli obiettivi precisi».

C’è la necessità di recuperare soldi in poco tempo. Dov’è l’errore?

«Finora i sacrifici sono stati messi a carico di una parte: pensionati e stato sociale e gli effetti di questa scelta ancora non si sono visti del tutto, molti si vedranno dall’anno prossimo. E sono pesanti».

Si poteva fare altrimenti?

«Penso di sì. Non c’è solo la strada dei tagli allo stato sociale. Il Pd ne ha indicate altre di strade da percorrere: pensare a una mini-patrimoniale sulle ricchezze; recuperare risorse dai capitali scudati. Colpire l’evasione fiscale…».

Questo è un tema sul quale il governo si é impegnato. Ha fatto poco?

«È una delle questioni fondamentali su cui fare conto. Parliamo di trecento miliardi di imponibile evaso, che più o meno significano 130-140 miliardi di evasione all’anno. Questa è una fonte ampia dalla quale recuperare risorse. Il punto è cominciare a fare le cose per bene, valutare tutte le possibilità, perché di fare i tagli è sempre tempo»

La Regione Toscana fa le cose per bene?

«Noi siamo stati valutati da Moody’s come una regione virtuosa, abbiamo bilanci sani e certificati. Da tempo facciamo la spending review, però a questo punto se ci arriva addosso questo tsunami di tagli non ce la possiamo fare. Non ce la fa nessuno. E sono in ballo servizi fondamentali: trasporto pubblico, servizi sociali, scuola, sanità, cultura».

Che succederà: meno posti letto negli ospedali, chiusura degli asili?

«Per quel che riguarda la scuola noi stiamo già sostituendo lo Stato che ha tagliato 150 sezioni di scuola materna, le stiamo finanziando noi e ci costano 8 milioni di euro quest’anno, che poi diventeranno 10 e 11 negli anni a seguire. Sulla sanità invece, hanno calcolato il costo dei servizi ospedalieri in riferimento al numero dei ricoveri; ma le regioni virtuose sono quelle che fanno pochi ricoveri, pur avendo costi per i servizi, e il paradosso è che questi calcoli finiscono per penalizzare proprio le regioni che fanno buona sanità. Hanno fatto calcoli rozzi e mi auguro che si possano ridiscutere. Credo che il risanamento del debito vado fatto con responsabilità e con il contributo degli enti locali. Noi rivendichiamo il metodo della concertazione».

C’è qualche apertura al riguardo da parte del governo?

«Noi lo speravamo, ma in realtà col governo sembra non esserci alcun margine di discussione. Il premier Mario Monti è intenzionato ad andare avanti; è molto ossessionato dal giudizio dei mercati. Secondo il governo un’eventuale apertura avrebbe messo in difficoltà l’Italia».

Lei non ci crede?

«Il momento certo è grave e difficile. Ma se una battuta del governatore della Bce Mario Draghi ha fatto scendere lo spread allora penso che il problema sia a Bruxelles, più che nello stato sociale da tagliare».

Cosa intende?

«Intendo che i mercati vogliono evidentemente un’Europa politica; un’Europa che abbia le sue istituzioni finanziarie in grado di proteggerla; un’Europa che alzi la voce e rimetta in riga le cose più di quanto facciano i tagli alla sanità, alla scuola, al welfare. La questione è politica, riguarda tutto il socialismo europeo e anche il nostro partito. Si dovrebbe chiedere ai cittadini una mobilitazione per l’Europa, e non se vogliono uscire dall’euro».

A questo punto, se sulla spending review, per quel che riguarda gli enti locali, non ci dovessero essere correzioni?

«Il premier ha parlato della crescita. Mi auguro che col sostegno della maggioranza parlamentare, ci ridia un po’ di fiato per riprendere a fare investimenti. Ci aspettiamo iniziative in questo senso perché non basta il decreto sviluppo. Servono investimenti e il superamento del patto di stabilità. E poi faccio appello al governo affinché faccia scelte di equità sociale. A questo punto è fondamentale».

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